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martedì 20 maggio 2014


Il violino



"Il violino è raro, difficile da imparare. Niente tasti, niente maestri. Puoi solo ascoltare qualche vecchio e cercare di imitarlo. Il raddoppio non ti dirà mai come si fa. Dice che è un segreto. Ma io l'ho guardato. Ecco come fa. Frizza come il vento, il violino: è rapido e nervoso e frizza. Questo non è granché come violino e l'ho pagato due soldi. Uno mi ha detto che ci sono violini vecchi di quattrocento anni, e fanno un suono morbido come il whisky. Dice che costano cinquanta o sessantamila dollari. Non so. Mi pare una frottola. Proprio una schifezza di violino eh?" (pag. 457)






L'armonica a bocca


"L'armonica è comoda da portare. La prendi dalla tasca di dietro, la sbatti sul palmo della mano per far cadere la polvere, fili di panno e briciole di tabacco. Eccola pronta. Con un'armonica puoi suonarci di tutto: singole note filate, accordi complessi, melodie dagli accordi ritmati. Si può plasmare la musica tra i palmi delle mani, farla languida e triste come la cornamusa, corposa e grave come l'organo, secca e stridula come i pifferi dei montanari. Finito di suonare la rimetti in tasca. E' sempre con te, ce l'hai sempre in tasca. E mentre suoni impari nuovi trucchi, nuovi modi di plasmare il suono con le mani, di modulare il tono con le labbra e non te l'insegna nessuno." (pag.456)







lunedì 19 maggio 2014


La chitarra


"Da un angolo sperduto del campo arrivava il suono di chitarra: corde pizzicate a caso, senza concatenazione, come per impratichirsi." (pag. 383)

"La chitarra è più preziosa. Quella tocca impararla. I polpastrelli della mano sinistra devono avere i calli. I pollici della mano destra, un callo duro come un corno. Stendi le dita della sinistra, come zampe di ragno per raggiungere i tasti coi polpastrelli callosi. Questa chitarra era di mio padre. Ero alto come un moscerino quando m'insegnò il primo accordo. E quando imparai a suonarla bene, lui smise quasi del tutto. Si sedeva davanti alla porta e mi ascoltava, battendo il tempo col piede. Se non mi veniva un giro, lui mi guardava storto finché non lo trovavo, poi sorrideva e faceva sì con la testa. "Vai", diceva. "Vai che ci sei." E' una bella chitarra. Guarda com'è consumata la cassa. E' che il legno s'è scavato a furia di suonarci milioni di canzoni. Un giorno o l'altro si sfonda come un uovo. Ma non puoi rattopparla e nemmeno rinforzarla perché si rovina il suono." (pag.457)